Mercati bruscamente al ribasso. Ed ora?

Mercati bruscamente al ribasso. Ed ora?

mercati al ribasso

Mercati bruscamente al ribasso. Ed ora?


Mercati al ribasso. Circa il il 5% questa settimana, il 10% nelle ultime due. In contemporanea, forti ribassi anche sul comparto obbligazionario, preso di mira sull’attesa di rialzi dei tassi troppo bruschi e da alcuni segnali inflazionistici che fanno capolino con maggiore continuità. Non rimarrebbe che orientarsi sull’Oro, considerato (a mio avviso erroneamente) bene rifugio. Niente, anche l’Oro è andato giù in settimana, configurando così quella fase di panic selling che ogni tanto si rivede sui mercati finanziari.

Cambia radicalmente la domanda chiave. Se fino a due settimane fa ci chiedevamo quanto sarebbero saliti ancora i mercati, oggi banalmente ci chiediamo tutti fino a dove possono scendere. E sono passate solo 10 giornate borsistiche, poche ma sufficienti per la violenza del movimento.

 

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Alcuni elementi da considerare

Il lato positivo della faccenda è che oggi il rapporto tra il rischi ed il rendimento atteso è diventato decisamente più favorevole per gli investitori, ed operare tenendo questo a mente è l’aspetto determinante. Assodato che nessuno è in grado di determinare con regolarità e precisione i massimi ed i minimi, possiamo solo cercare di operare tenendo le probabilità di successo a nostro favore.  Ovviamente con l’aiuto di alcuni indicatori macroeconomici e tecnici che aiutino ad orientarsi.

Primo elemento chiave: non vi sono indicatori di ciclo che facciano presagire rallentamenti dell’ economia. Gli ultimi dati macro su occupazione, indici PMI e PIL sono tuttora sulla retta via. Giusto per dare una idea, le ultime stime del PIL Usa fatte dalla FED di Atlanta, danno il prossimo trimestre addirittura al +4%, superiore alle attese degli analisti (+2,5%).

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Superiori alle attese gran parte degli indici PMI europei, spesso anticipatori di buone letture del PIL. L’indice PMI di Eurozona ad esempio a 58,8, sopra le attese e a massimi pluriennali.

CropperCapture[13]Sul fronte macro non vi sono quindi apparentemente nubi all’orizzonte, ma è chiaro che certi movimenti non vanno sottovalutati, in quanto i mercati azionari spesso anticipano i dati ufficiali.

Secondo fattore chiave: nonostante la brusca caduta, il trend rialzista azionario di lungo periodo è stato colpito, ma non ancora affondato.
Sotto il grafico settimanale di S&P 500, ritornato bruscamente sui prezzi di novembre. Non positiva la rottura della media mobile più veloce, ora prezzi in prossimità del rilevante supporto dinamico di medio periodo, in area 2500. Da questi livelli (o poco sotto) appare ragionevole rientrare sul mercato., per cogliere quantomeno un buon rimbalzo per trading multiday.

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Situazione analoga se si va a vedere gli emergenti nel complesso, qui rappresentati dall’ETF XMEM, che spesso suggerisco nei portafogli cliente: qui i prezzi hanno rotto al ribasso la forte trend line rialzista ed hanno chiuso la settimana sulla media mobile più lenta, che passa in area 38 per lo strumento specifico. Sarà importante già la prossima settimana per capirne di più. Abbiamo spesso visto su questi mercati repentini ed inattesi recuperi.  E per il momento, se si guarda ad aspetti esclusivamente tecnici, questo è un buon livello di ingresso. Sempre fino alla famosa prova contraria.

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Quadro grafico un pelo più critico per i mercati europei, che non sono stati nel frattempo aiutati dalla forza dell’euro. Qui il Dax, che dopo aver rotto al ribasso la trend line, si è per ora fermato sul precedente minimo di agosto (come da manuale tecnico, direi..).  Qui la situazione è più delicata, ed è necessaria una veloce reazione da questi livelli prima di cominciare a fare altri ragionamenti.  Anche perchè i supporti successivi sono circa 1000 punti sotto , un altro -9% circa.

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Le possibili strategie

I livelli di prezzo attuale sembrano già interessanti, perlomeno per trading di breve. E non è neanche da escludere che vi possa essere una ulteriore gamba rialzista che riporti i prezzi a nuovi massimi o in prossimità degli stessi. Certo il rischio c’è e bisogna mettere in preventivo che vi possa essere una ulteriore gamba ribassista dopo un probabile rimbalzo, con prezzi circa il 10% sotto ai livelli attuali. Ma anche nello scenario più sfavorevole, vi sarà con ogni probabilità la possibilità di avere una finestra di uscita.
Anche nei peggiori crash della storia borsistica,  dopo il picco i prezzi impiegano diversi mesi prima di scendere veramente, e forniscono sempre agli investitori l’opportunità di limitare i danni.

Qui sotto la grafica mensile del Nasdaq, che permette di vedere l’evoluzione della nota bolla internet del 2000. E a sentire molti commentatori, ha poco senso paragonare i multipli di allora a quelli di oggi, che appaiono mediamente meno irragionevoli.

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Sintesi operativa

Per chi è scarico di portafoglio e per i trader più aggressivi, questi livelli di prezzo potrebbero rappresentare già una opportunità, quanto meno di breve periodo e con cautela..
Per coloro che hanno portafogli a regime, il suggerimento è di attendere l’evoluzione a breve prima di alleggerire. Si dovesse scendere su livelli decisamente più bassi, allora sarà bene alleggerire con decisione sul successivo, probabile rimbalzo (diciamo attorno ai livelli di oggi, per dare una idea di massima)
Quel che fin d’ora sembra certo è che il 2018 richiederà comunque più attività sui portafogli. Per qualche tempo almeno, la strategia del “buy and hold”,  che ha funzionato per circa 9 anni, sembra destinata comunque ad essere meno efficiente.

Riccardo Zarfati
www.onehourtrading.it